Voci dal Gruppo

conciliazione_interviste


Ho una figlia nata nel luglio 2011, e sono rientrata al lavoro nel marzo 2012, quando la bambina aveva 7 mesi e mezzo. Ho vissuto serenamente il periodo della gravidanza e della maternità, perché mi sono sentita tutelata dall’azienda, sia dal punto di vista lavorativo che organizzativo. Anche per questo ho fatto del mio meglio quando la persona che mi sostituiva è entrata in maternità a sua volta, per seguire, anche se da lontano, la fase di avvicendamento.
Al rientro, ho chiesto il part time; anche mio marito lavora full time e non possiamo contare sul supporto delle nostre famiglie che abitano lontano. Per motivi organizzativi dovuti ad un numero elevato di richieste, i miei responsabili hanno preferito rimandare la decisione. Tuttavia l’azienda mi è sempre venuta incontro con il massimo della disponibilità, con permessi e con la possibilità di concordare un orario flessibile che mi permetta di andare a prendere mia figlia al nido.
Sotto il profilo professionale, è stato molto gratificante constatare che il mio nuovo ruolo di madre non abbia inibito le aspettative dell’azienda verso di me e la qualità del mio lavoro: l’organizzazione continua a puntare su di me, e ciò mi rende particolarmente orgogliosa. Sotto il profilo umano e relazionale, l’esperienza della maternità è stata bella anche perché condivisa con tante altre colleghe che sono madri come me. Da questo punto di vista il nostro è un ambiente di lavoro confortevole e confortante, dove è possibile condividere scelte e fatiche, perché la presenza di così tante donne con figli crea attenzione e sensibilità.
Qualora ci fosse un numero importante di richieste, si potrebbe valutare una soluzione condivisa con altri genitori che lavorano in azienda, pensando ad un servizio di baby parking (magari anche all’interno della sede) per coprire le giornate lavorative in cui le scuole e gli asili sono chiusi.

Milena Gigante 34 anni, Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessili antichi - Open Care


Ho due figli, di 3 anni e 14 mesi, e sono rientrata al lavoro, dopo la seconda maternità, nell’ottobre 2012. Le mie ansie maggiori rispetto alla ripresa le ho avute con il primo figlio, anche perché il mio lavoro prevede molti contatti con i clienti e i colleghi, e richiede una forte presenza: avevo paura di non poterci più essere come prima. Poi, in realtà, sono riuscita a conciliare tutto, nonostante io faccia la pendolare tutti i giorni da Pavia, e non possa contare sull’appoggio dei nonni.
Per il primo figlio, al termine del periodo di allattamento, usavo i permessi per ridurre l’orario in modo da poter rientrare a Pavia in tempo per prendere il bimbo entro la chiusura del nido alle 18. Al rientro dalla seconda maternità invece mi hanno concesso il part time (30 ore). Nell’ottenere questa riduzione oraria sono stata aiutata dai colleghi del mio gruppo di lavoro, una vera e propria squadra in cui ci si aiuta a vicenda. In particolare, ho sempre trovato disponibilità e comprensione verso tutti i problemi e gli “intoppi” (malattie, visite mediche…) che si possono verificare con i bimbi. In questi casi ho potuto chiedere di coprire le mie assenze e delegare alcuni compiti ai colleghi. In Open Care non mi sono mai sentita discriminata e ho sempre sperimentato una grande attenzione, collaborazione e comprensione.
Visto che nel Gruppo ci sono non solo tante mamme ma anche alcune persone che hanno problemi a conciliare le esigenze lavorative con la cura dei genitori anziani, o di familiari malati, mi piacerebbe che l’azienda si informasse per utilizzare i finanziamenti dei bandi regionali per sviluppare dei progetti di welfare aziendale che, secondo me, sarebbero molto graditi: abbiamo tutti infatti la preoccupazione di non ridurre le prestazioni lavorative, ma anche quella di essere presenti quando è necessario per la famiglia.


Valeria Ferrari, 34 anni, Area Clienti Caveau - Open Care


Ho un figlio di un anno, e sono rientrata al lavoro - presso il laboratorio di restauro tappeti - dopo la maternità, nell’ottobre 2012, quando il bambino aveva otto mesi. Ho vissuto molto bene sia il periodo della maternità che quello della gravidanza e anche il rientro non è stato un problema. Da anni lavoro con un part time di sei ore, che con l’aggiunta delle due ore di allattamento mi hanno permesso un rientro “morbido”. Inoltre posso contare sul supporto dei nonni e abito a Milano. Al termine del periodo di allattamento, con la mia responsabile, ho potuto anche concordare un cambiamento dell’orario, dato che prima della maternità facevo dalle 11 alle 18, mentre ora anticipo l’ingresso in modo da uscire entro le 16. Avendo anche a disposizione molte ore di permesso, ho chiesto di poterne usufruirne per fare delle attività con mio figlio, e, anche in questo caso, la richiesta è stata accolta con la massima flessibilità.
Non solo c’è molta sensibilità, ma dal punto di vista professionale, non ci sono né discriminazioni né pressioni nascoste: se ti danno il part time poi non pretendono che tu svolga la stessa quantità di lavoro di prima in meno tempo.


Fabiana Tedesco, 38 anni, Laboratorio Restauro Tappeti Antichi – Open Care

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